South of no north
were formed in 1983 and their first live performance was at Grava, in March of 1984. The same year they signed a contract with Creep Records for their first album, “Lacrimae Christi”. Their sound was dark, melodic and melancholic, influenced by groups like Bauhaus, Joy Division, Stranglers etc. They gave a concert at Rodon with Nick Cave and then toured around Greece, playing at central cities such as Thessaloniki, Korinthos and many more. Their fourth- and last- album was recorded back in 1990 and called “Rajah”. After its release, they stopped all their group activities until the re-union show at Gagarin in 2003. Of course all of their releases our no longer available by their first labels (Lacrimae Christi and Fell Frozen at Creep Rec / South of no North and Rajah at Wipe Out Rec ) The first three albums were re-edited with some extra songs and rare videos on deluxe limited digipack edition by Dead Scarlet Records. Their last album, “Rajah”, was released again in 2011.
http://www.myspace.com/southofnonortheu
Una re-edición muy jugosaSouth of no North - "Rajah" |
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| Publicado 2011-04-11 |
Para los amantes del gótico mas siniestro de principios de los años 80, tipo Bauhaus, quizá volver a encontrar en el mercado un disco descatalogado sea una de las mejores noticias del día. Así presentamos "Rajah", reedición del clásico de South of No North.
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Su último álbum vio la luz en 1990, bajo el nombre de "Rajah"(que aunque nos venga a la cabeza algo como muy del medio oriente, no tiene nada que ver) y tras este lanzamiento el grupo parecido disolverse. En 2003 volvieron a reaparecer en Gagarin. Desde entonces, poco mas se ha sabido de ellos. Como es obvio, todos sus trabajos se encuentran actualmente descatalogados ("Lacrimae Christi"y "Fell Frozen"con el sello Creep Recordsy "South of no north"y "Rajah"con Wipe Out Records). Es por ello que el sello griego Dead Scarlet Records nos trae en exclusiva nuestro propio re-encuentro. "Rajah"se presenta en una edición especial limitada en formato digipack con varios extras, como bonus track y vídeos nunca vistos antes.
De los diez tracks, me quedo para recomendar con tres. El primero de ellos, y mi preferido, es 'Annabelle Lee'… un track muy melódico, con un comienzo muy triste, una voz rota y descompuesta que transmite sentimientos por los cuatro costados y un desenlace mas rítmico y enfurecido. En segundo puesto estaría 'Monster', el track más agresivo, con una interpretación vocal muy expresiva, y con la ayuda de un saxo como instrumento degollador y atronador que parecer apretar las cuerdas vocales del cantante. Por ultimo, recomendaré '10.000 eyes'. Se trata de un track muy especial… es como viajar a lo largo de cuatro minutos y medio por varias épocas y géneros musicales. Para mí, personalmente tiene un poquito de varias influencias y es un track bastante distinto al resto. Lo mejor de todo, el final, con un sonido algo industrial, y con unos coros que simplemente suenan de miedo.
Y realmente poco más queda por decir. A nivel personal, es un álbum que en su primera escucha me resultó un poco complicado. Sin embargo, tras unas cuantas escuchas, comencé a apreciar detalles que en primera instancia había pasado por alto, y terminó por encandilarme. Quitando un par de tracks que no consiguen engancharme, el resto me han parecido excelentes, y lo que si estoy seguro es que "Rajah"es por una parte, un regalo inimaginable para aquellos fans que en su día no pudieron hacerse con una copia del disco, y para aquellos que incluso lo tuvieran es una oportunidad nueva para escuchar un trabajo remasterizado, con material adicional y en formato digital. Por ultimo, para los amantes de Bauhaus y Joy Division que por aquel entonces probablemente ni hubieran nacido, igualmente tienen en sus manos la oportunidad de recuperar uno de los discos claves de esta banda y representativos de toda una época y generación.
SOUTH OF NO NORTH
“Rajah”
(Anno 1992, release 2010 – Dead Scarlet Records)
Grecia
I natali in questo caso sono fondamentali: era il 1983 quando un gruppo di ragazzi captando echi giungere dal nord dell’Europa si raccoglievano in Atene per seguire le orme dei loro beniamini.
E arrivavano gli echi di un’Europa che suddita del suono regale della new-wave britannica diveniva popolo di un regno costruito su nuove sonorità legate al rock ma con una prerogativa che mancava in precedenza, l’eleganza.
Look nel suono, look nel porgersi diversamente al pubblico: nell’era della video-clip non bastava più la buona musica se non era legata ad un edonismo estetico, anche quando i ciuffi dei capelli, le asimmetrie dei coiffeuse, i colori sempre neri seppur tra giacche e cravatte: insomma negli anni ’80 new-wave è new look in ogni settore dell’arte sonora.
Ed i South Of No North nascono in quegli anni, il loro suono è caratterizzato così da una cool-wave anche postuma agli eighties, “cool” e non “cold” perché anche quando algida non perde mai l’accento di raffinata decadenza dandy e fashion.
Ascoltate la tastiera quando diventa protagonista nel ritornello dell’opener track “”Maximum Protection”: insieme alla voce del cantante diventa pure lei comunicativa di un mood sentimentale ed in questi casi, nella wave di razza purosangue come in “Rajah”, non si piange mai, si lascia che una raffinatissima lacrima righi romanticamente il volto, non c’è mai disperazione, c’è sempre la compostezza della bellezza che sa rimanere decoro algido, anzi, accentando il proprio status melanconico per esaltarsi nell’animo.
Un brano come “Fly” o la citata “Maximum Protection” appartengono a questa categoria: quella figlia di Simple Minds o coetanea della band scozzese, che un po’ si ritrova nel recente mood di Franz Ferdinand, merito evidente dei natali condivisi con Kerr & soci.
Il lato cold esce invece con la grandissima carica di disperazione di “Annabelle Lee”, ballata inquieta e dolcemente amara come le “vecchie” elegie degli And Also The Trees.
Regna ora il basso che accompagna il pianoforte ed entrambi prendono fraternamente a braccetto la voce del cantante dolorosamente nostalgica e disperata, una ballata in bilico tra cold-wave e pop con lo stesso sapore giovanile di “Charlotte Sometimes”, ovviamente tra i mieli della voce di Robert Smith.
Stesse impressioni che in “The Hand Of Glory” mutano leggermente sfiorando le dimensioni vocali oniriche dei Cure e grazie alle piccole plettrate di chitarra anche i Cranes s’incontrano in queste sonorità “slow”, sognate e sognanti, adolescenziali quel pizzico che basta ad alimentare l’illusione d’amore, il fuoco che arde anche nella malinconia.
Era il 1992 quando “Rajah” usciva nella classica versione vinile: oggi cambia l’ordine della tracklist ma non il contenuto di un album che ha diritto ad esistere di nuovo perché figlio di una band relegata alle nicchie geografiche del paradiso darkwave.
Dead Scarlet è greca come i South Of No North e tra gli echi di un’Atene in piena crisi economica e sociale arriva anche forte il segnale che la musica, nei suoi solchi, è sempre un segnale che esula dai contesti, l’angolo in cui rinchiudersi per mantenere acceso il fuoco della passione, tra gelosie e languori.
Il nostro compito è aiutare la band ad alimentare quel fuoco che ancora sfavilla dal “lontano” 1992 con un album ancora fresco come i temi immersi nella voce e nei suoni di Andreas e della sua band.
Nicola Tenani
Title: Rajah
Format: CD
Label: Dead Scarlet [ info {at} deadscarletrecords {dot} com ]
Rated:
SOUTH OF NO NORTH
"Rajah"

(Dead Scarlet Records)
Time: (40:48)
Rating : 7.5
Ripresa con convinzione l'attività, dopo aver fatto esordire i romeni LeVant la greca Dead Scarlet Records ci propone la quarta (e presumibilmente ultima, non essendo rimasti titoli a disposizione) ristampa della meteora South Of No North, che dalla metà degli anni '80 sino all'inizio dei 90s si affermò come realtà più significativa in ambito dark/new wave di tutta la Grecia, arrivando ad esibirsi di supporto a Nick Cave. Ristampati dal 2004 in poi tutti e tre gli album rilasciati dalla band nel formato LP per etichette come la Creep e la Wipe Out! tra l'84 e l'89, mancava all'appello solo "Rajah", raccolta di inediti del periodo 85-91 pubblicata rigorosamente in vinile nel 1992 (sempre dalla Wipe Out!), oggi ripresa dalla label greca con l'aggiunta di una traccia bonus. La miglior qualità del suono rimasterizzato ci introduce in quest'ultimo viaggio a ritroso nella discografia del sestetto ellenico, nella speranza di poter ascoltare presto anche qualcosa di nuovo, visto che la band si è riunita nel 2003 (non è però dato sapere con quali obiettivi) e che la pagina myspace è attiva. Confezionato in un elegante digipak in edizione limitata, il dischetto si apre con "Maximum Protection", subito passionale e forte di arrangiamenti eleganti e gentili, a dimostrazione di come la band sapesse costruire canzoni di spessore con intelligenza e padronanza dei rispettivi ruoli; "Fly" e "Clever Sea" rappresentano il lato più catchy e potenzialmente 'commerciale' del songwriting dei Nostri, con la prima che rimanda ad INXS, Level 42 e Talk Talk e la seconda che rincorre con buoni risultati le gesta di David Bowie, laddove la dinamica "Annabelle Lee" poggia con successo su buone sfumature acustiche. Fra i pezzi più datati c'è la scura "Dependence", particolarmente affine ai Joy Division, ma la band offre le cose migliori quando i toni si fanno squisitamente notturni, come nella pulsante "November", in una "Monster" dai curiosi arrangiamenti di fiati e nella raffinata e sentita gemma conclusiva "10.000 Eyes"; non da meno la bonus track "The Hand Of Glory", sottile e melodica al punto giusto. Onore alla Dead Scarlet, che bene ha fatto a recuperare l'intero catalogo di questa valida band, in una importante operazione di riscoperta che ci auguriamo tenti soprattutto chi non ha mai fatto la conoscenza della musica dei South Of No North.
Roberto Alessandro Filippozzi
http://www.myspace.com/southofnonortheu
link: http://www.darkroom-magazine.it/ita/103/Recensione.php?r=2054
SOUTH OF NO NORTH
“Rajah”
(Anno 1992, release 2010 – Dead Scarlet Records)
Grecia
I natali in questo caso sono fondamentali: era il 1983 quando un gruppo di ragazzi captando echi giungere dal nord dell’Europa si raccoglievano in Atene per seguire le orme dei loro beniamini.
E arrivavano gli echi di un’Europa che suddita del suono regale della new-wave britannica diveniva popolo di un regno costruito su nuove sonorità legate al rock ma con una prerogativa che mancava in precedenza, l’eleganza.
Look nel suono, look nel porgersi diversamente al pubblico: nell’era della video-clip non bastava più la buona musica se non era legata ad un edonismo estetico, anche quando i ciuffi dei capelli, le asimmetrie dei coiffeuse, i colori sempre neri seppur tra giacche e cravatte: insomma negli anni ’80 new-wave è new look in ogni settore dell’arte sonora.
Ed i South Of No North nascono in quegli anni, il loro suono è caratterizzato così da una cool-wave anche postuma agli eighties, “cool” e non “cold” perché anche quando algida non perde mai l’accento di raffinata decadenza dandy e fashion.
Ascoltate la tastiera quando diventa protagonista nel ritornello dell’opener track “”Maximum Protection”: insieme alla voce del cantante diventa pure lei comunicativa di un mood sentimentale ed in questi casi, nella wave di razza purosangue come in “Rajah”, non si piange mai, si lascia che una raffinatissima lacrima righi romanticamente il volto, non c’è mai disperazione, c’è sempre la compostezza della bellezza che sa rimanere decoro algido, anzi, accentando il proprio status melanconico per esaltarsi nell’animo.
Un brano come “Fly” o la citata “Maximum Protection” appartengono a questa categoria: quella figlia di Simple Minds o coetanea della band scozzese, che un po’ si ritrova nel recente mood di Franz Ferdinand, merito evidente dei natali condivisi con Kerr & soci.
Il lato cold esce invece con la grandissima carica di disperazione di “Annabelle Lee”, ballata inquieta e dolcemente amara come le “vecchie” elegie degli And Also The Trees.
Regna ora il basso che accompagna il pianoforte ed entrambi prendono fraternamente a braccetto la voce del cantante dolorosamente nostalgica e disperata, una ballata in bilico tra cold-wave e pop con lo stesso sapore giovanile di “Charlotte Sometimes”, ovviamente tra i mieli della voce di Robert Smith.
Stesse impressioni che in “The Hand Of Glory” mutano leggermente sfiorando le dimensioni vocali oniriche dei Cure e grazie alle piccole plettrate di chitarra anche i Cranes s’incontrano in queste sonorità “slow”, sognate e sognanti, adolescenziali quel pizzico che basta ad alimentare l’illusione d’amore, il fuoco che arde anche nella malinconia.
Era il 1992 quando “Rajah” usciva nella classica versione vinile: oggi cambia l’ordine della tracklist ma non il contenuto di un album che ha diritto ad esistere di nuovo perché figlio di una band relegata alle nicchie geografiche del paradiso darkwave.
Dead Scarlet è greca come i South Of No North e tra gli echi di un’Atene in piena crisi economica e sociale arriva anche forte il segnale che la musica, nei suoi solchi, è sempre un segnale che esula dai contesti, l’angolo in cui rinchiudersi per mantenere acceso il fuoco della passione, tra gelosie e languori.
Il nostro compito è aiutare la band ad alimentare quel fuoco che ancora sfavilla dal “lontano” 1992 con un album ancora fresco come i temi immersi nella voce e nei suoni di Andreas e della sua band.
Nicola Tenani
